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Il vaso di Pandora

Fra storia e mito

Ci fu un tempo in cui non esistevano l’infelicità, né la malattia, né l’ira, nessuno si faceva mai male né invecchiava.
Non esisteva l’invidia e perciò non c’erano né lotte, né guerre, né uccisioni e dovunque c’era una grande abbondanza.

Marito e moglie non bisticciavano mai e anche Pandora ed Epimeteo erano felici di poter stare sempre insieme spensieratamente, prendendo parte a feste e giochi e dormendo al sole della primavera che era eterna.
Pandora, invero, era un po’ viziata ed il marito amava colmarla di regali. Ogni giorno le portava un vestito nuovo o dei sandali, gioielli o doni per la casa e il giardino.

Un giorno tornò a casa con un oggetto avvolto in un panno.
Era una vecchia scatola polverosa chiusa da vari fermagli e legata da un cordone dorato. “Cos’è” chiese felice Pandora, danzando intorno alla scatola. “E’ un regalo per me?”
“No, Pandora non è per te” rispose energicamente il marito. “Questa scatola mi è stata data in custodia dal Dio Mercurio. Mi ha fatto promettere che non l’avrei aperta per nessuna ragione, o me ne sarei pentito amaramente!”
“Ti prego, lasciami dare solo un’occhiatina”
“No Pandora, questa scatola non ci appartiene. Dobbiamo rispettare il volere di Mercurio”

Pandora però continuava a pensare alla misteriosa scatola. “Cosa ci sarà dentro?” pensava “Certo sarà un regalo per me e la storia di Mercurio, Epimeteo se l’è inventata. E se anche fosse….io non ho promesso nulla. Che c’è di male a dare solo un’occhiata?”

Così dicendo slegò il cordone e fece scattare i fermagli.
Dalla scatola uscì un lieve fruscio, come di ali di farfalla. “Oh, deve essere una creaturina! Non posso certo lasciarla chiusa lì dentro!”
Alzò il coperchio della scatola e dentro trovò solo un vecchio vaso impolverato, sigillato con la cera. Dal vaso provenivano strani suoni che si facevano via via sempre più forti.
“Se rompo il sigillo, Epimeteo si accorgerà che ho curiosato”. Pandora chiuse la scatola e cercò di non pensarci più.

Dal del vaso uscivano strane voci “Pandora, Pandora! Per piacere, facci uscire!”.
Pandora ardeva dalla curiosità ma cercava di resistere “Mio marito mi ha proibito di aprire la scatola!”.
“Ma cosa vuoi che ne sappia lui? Per favore, facci uscire, il mondo ha bisogno di noi, senza di noi non è completo!”.
La tentazione era troppo forte e Pandora ruppe il sigillo di cera.

Il tappo schizzò via sotto la spinta di una specie di orribile calabrone nero. I suoi aculei stillavano veleno e nel suo ronzio di indovinava la parola Morte.
Un altro insetto alato dall’aspetto coriaceo e dallo sguardo fisso, la Paura, lo seguì mormorando, poi in insetto bavoso strisciò fuori dal vaso e tracciò la parola Malattia sul pavimento.
Infine una strana zanzara color del ghiaccio volò fuori dalla finestra e, posandosi qua e la, infestò il giardino di spine, erbacce e bruchi. Il suo ronzio sembrava dire: Fame!

Pandora cercò disperatamente di rimettere il tappo al vaso, ma un curioso scarabeo volante le punse una mano gridandole: ”Non ci puoi più fermare ora, stupida donna. Noi siamo tutte le cose malvagie che il tuo mondo non ha mai conosciuto. Siamo un dono degli dei invidiosi della vostra felicità. Io sono la Vecchiaia!".

Il tappo divenne improvvisamente pesantissimo nelle mani di Pandora che si stavano ricoprendo delle grinze e delle macchie scure dell’età. Riflesso nel suo specchio di bronzo vide il viso rugoso e i capelli spruzzati di grigio.
Il gelido soffio dell’Inverno uscì dal vaso e la investì fino a farla tremare di freddo.

Con un ultimo, penoso sforzo Pandora riuscì a tappare il vaso e a chiudere la scatola, ma non prima che la Preoccupazione, l’Ira e la Gelosia sciamassero fuori. Pungendo e mordendo, volarono fuori dalla porta, lungo il sentiero e si installarono sulla testa di Epimeteo che stava tornando a casa.
Egli entrò in casa come una furia, scaraventò a terra la moglie e la schiaffeggiò. “Malvagia donna, disubbidiente, stupida ed egoista! Ti avevo avvertita di non aprire la scatola. Perché non fai mai quello che ti si dice?”
Pandora, che non aveva mai conosciuto e neppure immaginato la collera, sentì per la prima volta gli occhi riempirsi di lacrime, poiché anche l’Infelicità era riuscita ad uscire dal vaso.

Dalla strada veniva intanto un clamore di lotta, pianti e di terrore. Il mondo così meraviglioso fino a poco prima, sembrava essersi trasformato in un luogo orribile.

Ad un tratto Pandora udì un’ultima vocina uscire dal terribile vaso.
“Pandora, Pandora! Non lasciarmi qui dentro tutta sola! Il mondo ha bisogno di me! Il mondo non è completo senza di me!”
“Non mi ingannerete di nuovo!” singhiozzò Pandora, gettandosi sul coperchio della scatola.
“Ma io posso aiutarti, fammi uscire ti prego, fammi uscire!”
La voce sembrava essere tanto infelice quanto lei e Pandora, pregando Epimeteo di stare indietro, aprì la scatola e stappò ancora una volta il vaso.

Ne volò fuori un cosino bianco, piccolo come la più piccola delle tignole. Solo a vederlo, Pandora si sentì un po’ consolata e quando si posò sul suo viso, sentì il cuore alleggerito.
“Che tipo di malvagità sei tu?” chiese alla creaturina.
“Io sono la Speranza” mormorò…e volò via a dar battaglia a tutti i mali odiosi.
Portò la promessa della Primavera al giardino spoglio e asciugò molte delle lacrime del mondo.
Al suo passaggio, si strusciò sulle guance di Epimeteo.

Inginocchiata davanti a lui, Pandora gli chiese fra le lacrime: “Riuscirà il mondo a perdonarmi?”
Suo marito la guardò a lungo e poi il suo viso si illuminò di un piccolo sorriso, “Lo spero” rispose dolcemente, “Lo spero”:






La caja de Pandora

miércoles, febrero 06, 2008

Comenzando de nuevo...

Hoy lo he notado.. hoy lo he sentido.. es hora de comenzar de nuevo.. este es el momento..

¿Nunca habéis sentido la falta de aire, que os asfixia cortándoos cualquier hálito de esperanza en lo que estáis viviendo en ese momento? ¿Nunca? .. Por suerte yo si lo he sentido..

Suerte, si.. es una suerte poder estar con el más minísculo ánimo, para darte cuenta de qué te estás perdiendo.. para parar un segundo, nunca mirando demasiado tiempo atrás, y darte cuenta de qué iba mal en tu vida.. para poder rehacer lo que no te gusta, afianzar lo que te hace especial y adoptar nuevas habilidades de cara a tu nueva vida.. Esa nueva vida, donde todo lo que te hacía daño, ya no lo hará.. esa nueva vida en la que tú decidirás quién entrará en ella, quién permanecerá y quién saldrá.

Es triste ver como gente que quieres va saliendo de tu vida.. por unas circunstancias u otras.. pero salen. La selección no es propia.. pero la vida suele ser así..


(.. CONTINUARá ..)

viernes, octubre 13, 2006

Silencio

DB.
Ya no tengo palabras, de todo y de nada el tiempo se las llevó, solamente queda la noche en mi interior y este frío amor, esta calma que me rompe el corazón, de esta guerra yo he sido quien perdió y se clava muy dentro este.. Silencio, eterno y mudo como el recuerdo del amor que tu me diste.. Silencio, tan grande, tan vacío y tan muerto, quema el dolor de este silencio que llena cada espacio en mi cuerpo.. Nadie sabe cómo duele este silencio de amor..

Que difícil se ha vuelto seguir respirando sabiendo que tu no estas, si pudiera encontrar una razón que me ayudase a entender que no vas a volver... Esta herida que sangra en mi interior, de esta espina clavada sin razón y es inmenso el dolor de este.. Silencio, eterno y mudo como el recuerdo el amor que tu me diste.. Silencio, tan grande, tan vacío y tan muerto, quema el dolor de este silencio que llena cada espacio en mi cuerpo.. Nadie sabe cómo duele este silencio de amor..

domingo, octubre 01, 2006

¿Estar triste? ...

TODO EL MUNDO SE PONE TRISTE ALGUNA VEZ..
Todo el mundo, todas y cada una de las personas que conocemos, se ponen tristes alguna vez, a veces. Algunas personas se ponen tristes sólo de vez en cuando, mientras que a otras les asalta la tristeza más a menudo. Cuando uno está triste, tiene la sensación de que ese sentimiento va a durar siempre, pero generalmente la tristeza no dura mucho, apenas unas horas, o tal vez un día o dos. Aunque también existe otro tipo de tristeza más profunda e intensa la cual dura más y que denominamos como depresion.
¿Cómo podemos definir la tristeza?
La tristeza es un sentimiento, uno de los tantos que tenemos, una de las muchas emociones humanas, o estados de ánimo que tenemos todos. La tristeza es la emoción que sentimos cuando hemos perdido algo importante, cuando nos ha decepcionado algo o cuando ha ocurrido alguna desgracia que nos afecta a nosotros o a otra persona. También cuando nos sentimos solos, nos sentimos tristes.
Cuando estamos tristes, es fácil que el mundo nos parezca oscuro e inhóspito, y que no haya nada que nos haga ilusionar. Es posible que el dolor que sentimos en nuestro interior no permita que aflore el buen humor habitual que poseemos. Cuando estamos tristes, en muchas de las veces tenemos ganas de llorar, y a veces nos resulta difícil contener estas lágrimas. Pero probablemente el hecho de llorar nos ayude a sentirnos mejor, pero sólo quizás.
A veces, cuando uno está triste, sólo quiere que le dejen solo durante un rato. Por otro lado podemos preferir que otra persona nos consuele o se limite a hacernos compañía mientras nos vamos reponiendo de la tristeza. Hablar sobre lo que nos ha puesto tristes suele ayudar a mitigar este sentimiento.
Cuando la tristeza se empieza a alejar, es posible que tengamos la sensación de que nos están quitando un gran peso de encima, como si el dolor que sentíamos se fuese mitigando poco a poco.

Pero la tristeza se convierte en un verdadero problema cuando dura mucho tiempo, es demasiado intensa e impide que una persona disfrute de las cosas buenas de la vida.
>> Si creemos que podemos estar deprimidos o simplemente no hay forma de quitarnos la tristeza de encima, es importante que hablemos con alguien sobre ello. Hay que recordar que siempre habrá alguien que estará dispuesto a escucharnos cuando estemos tristes o deprimidos -alguien que nos podrá ayudar, aunque haya veces que tengamos que rebuscar en lo más profundo.. <<

jueves, septiembre 21, 2006

Lluvia

Escucha el rumor de la lluvia. Llueve, sí. Los cristales están empapados de infinitas gotas húmedas de reflejos, llenos de la luz gris que se filtra hasta tu pelo dormido en el hueco del sofá. Tan dormido como tus párpados, tu boca, la expresión ausente y en paz de tu rostro, tus manos, el acompasado murmullo que se escapa de tu pecho.Casi querría ser el cálido sofá para acunarte yo también en esa dulce ignorancia del mundo, en esa tranquilidad insospechada que puebla tu mente y tu cuerpo, en esa fusión de todo y nada que seríamos, todo el espacio que abarca el alma unida que somos, y nada, el impacto que eso tendría sobre el devenir del tiempo y la vida que envuelve la ciudad.
Los coches atronan el silencio con el estallido torpe de sus claxon, las sombras trazan juegos extraños en los charcos que pueblan el asfalto, no hay voces en las aceras, casi no hay paraguas, mientras tus manos quietas dibujan caricias tan inciertas en el aire que casi las siento. Inmóviles, se despliegan sobre mí y caen suaves en la serenidad con que te miro, en la ternura de mis ojos que tú no puedes ver.
Siento que podría hablarte de todo y de nada, de ese cielo que se esconde tras la ventana y de cualquier secreto que pudiera habitar en mi alma. Siento que podría acompañarte hasta cualquier infierno al que tuvieras que ir, tanto si me lo pidieras como si no. Que escucharía tus palabras hasta el mismo día que la muerte las cortara durante todas las horas de mi vida que duraran. Y vendería mi alma después para seguir sintiéndolas en mí durante toda la eternidad.
Son jirones de mi corazón que se hacen eco en mi garganta sin pronunciar sonido alguno, y que tú no oyes, al igual que las nubes que asienten en silencio mis divagaciones sin oír del todo el murmullo que se pierde de tus sueños hasta mí, rodando por todo el sofá, y la casa, rebotando en la paredes y volviendo a entrar en tí, tocado por mí, saboreado en mis iris que brillantes miran a esa ciudad mojada que nos acoje a mí y a tí. La única ciudadana que para mí realmente existe.
Es como si todo me dijese que las cosas que sé de esta vida no son muchas, que el alma me queda demasiado grande y a veces las ideas también. Pero mis manos son lo suficientemente fuertes para cogerte, mis brazos lo bastante grandes para abrazarte, mi mirada lo bastante profunda para entenderte y mi corazón todo lo hondo que puede ser para amarte. Tal vez en la átmosfera en que lo pienso tú también puedas sentirlo. Estamos respirándola las dos.
Un autobús rojo como la sangre cruza un paso de peatones, le sigue un taxi lleno de gente a bordo. Esa gente nunca conocerá la indescriptible sensación de tus manos revolviéndome el pelo, despacio, de tus labios inventando un beso, ó tus pies fríos abrigándose contra el calor de los míos en la cama.
Es que la vida es extraña, ¿sabes?. La vida te dá un sinfín de miedos que guardar y a la vez un ángel como tú que ensombrece cualqier duda de que no exista la luz. Y más allá, te da la posibilidad de que tú también te conviertas en un ángel para otro ser. Me pregunto si tú también lo crees, y algo, me dice que sí.
Puede que el mismo algo que hace que me acerque a tí y me cuele entre tu espalda y el respaldo.
Lo mismo que hace que te abrace.
Y que tú te acurruques hacía mí inconscientemente, y yo me duerma, y la lluvia siga cayendo persistente sin importarnos ni a tí ni a mí, y ésa gente que pasea por la calle lo haga sin saber que pasan a nuestro lado, mientras las últimas luces del día se apagan cuando el ocaso sólo es ya una mota de polvo en el horizonte, mientras quizás tú sueñes con que te abrazo y pienses lo infinitamente maravilloso de sentir lo que sentimos.

domingo, septiembre 17, 2006

Enamorarse...

¿CUáNDO LO SABES?
Lo sabes cuando besas a alguien y desaparece todo lo que tienes alrededor, y lo único que existe eres tú y esa persona. Te das cuenta de que a esa persona, es al único hombre, al que tienes y quieres besar por el resto de tu vida.. y sientes por un momento algo asombroso.. y quieres reir y también llorar.. te inundas de felicidad por encontrarlo y te invade el temor de que se pueda marchar al mismo tiempo..
Y yo, lo he encontrado.. Te quiero..

jueves, septiembre 14, 2006

Nescencia necat

· La ignorancia mata ·
Cuánto más claros y transparentes somos, más oscura es la imagen que nos devuelve nuestro negativo.. No te fíes de los buenos, ellos tienen un lado oscuro más peligroso..
Cualquiera puede ser un psicópata, un día salta un click en tu cerebro y todo cambia por dentro, aunque aparentemente sigamos siendo los mismos.. todos somos producto de una mala tarde..

miércoles, septiembre 06, 2006

Alucinante

PLATERO Y Tú
No sé si es cierto lo que he visto o es el efecto de una droga ¡Qué bien! hoy todo es tan distinto.. parece que el mundo funciona. La gente ya no siente miedo, las sombras tienen mil colores, el viento barre los problemas y en las pistolas crecen flores. Y es que es tan alucinante, que hace días que no duermo por si acaso al despertarme creo que todo ha sido un sueño. Porque nacemos indefensos, nos dan un nudo en el ombligo, luego nos kitan nuestros sueños y nos confunden el camino. Maldigo a todos esos locos que quieren gobernar la vida sin las palabras del poeta y sin las manos del artista. Y es que es tan alucinante, que hace días que no duermo por si acaso al despertarme creo que todo ha sido un sueño.

domingo, septiembre 03, 2006

Amor

Tradicionalmente se considera el amor como un conjunto de sentimientos que intensifican las relaciones interpersonales del ser humano que, partiendo de su propia suficiencia, desea el encuentro y unión con otro ser que le haga sentirse protector y bueno para fomentar su sensación de plenitud al compartir. Bajo esta perspectiva, es una sensación que la mayor parte de las veces ayuda a aumentar la autoestima y el estado de felicidad.
Partiendo de esta base, se diferencia el sentimiento de deseo romántico, del cual se deriva el 'querer': 'Yo te quiero', es lo mismo que decir 'yo te deseo' o 'sin ti no puedo vivir'. Evidencia un sentimiento de dependencia e insuficiencia propia, el cual hace que el uno dependa del otro al igual que el hombre depende del aire para vivir.
El amor y el deseo están íntimamente unidos, y por norma general el amor es resultado de una experiencia continua de satisfacciones constantes y aprecio por la persona a la cual satisfacemos y a la vez nos satisface, creando una relación retroalimentada. La infelicidad en las relaciones amorosas, suele ser por confundir el amor con el deseo, basar la relación únicamente en la satisfacción y no en principios. Las relaciones basadas en el deseo suelen crear personas dependientes e inútiles por sí mismas. Por el contrario las que se basan en el amor suelen reforzar el sentimiento de autoestima de los individuos que componen la relación.
También podemos verlo desde otro punto de vista, el amor es un arte, y como tal una acción voluntaria que se emprende y se aprende, no una pasión que se impone contra la voluntad de quien lo vive. El amor es, así, decisión, elección y actitud.
El amor es un estado mental que crece o decrece dependiendo de como se retroalimente ese sentimiento en la relación de los que componen el núcleo amoroso. La retroalimentación depende de factores que son más o menos conocidos, ya sea por el comportamiento de la persona amada, por sus atributos involuntarios o por las necesidades particulares de la persona que ama (deseo sexual, necesidad de compañía, voluntad inconsciente de ascensión social, aspiración constante de completitud, etc.).
Por otro lado, en las relaciones del hombre con su medio, el amor puede significar uno o más de uno de las siguientes manifestaciones de la palabra "amor", todos ellos relacionados en mayor o menor grado. Por ejemplo:
  1. Amor entre familiares: Nace de un sentimiento profundo de gratitud y reconocimiento de que somos lo que somos gracias a parte de nuestra familia. Amor de un padre a un hijo, etc.
  2. Amor hacia los amigos: Nace de la necesidad del hombre de socializar.
  3. Amor romántico: Nace en la expectativa de que un ser humano cercano nos colmará de satisfacción y producirá verdadera felicidad. Este sentimiento idealiza en cierto grado a la persona objeto de nuestra expectativa, definida en nuestra psiquis.
  4. Amor sexual (deseo).
  5. Amor al prójimo: Nace del uso de la facultad de la mente de empatizar.
  6. Amor a los animales: Nace en la necesidad que todos tenemos de sentirnos protectores de alguien más indefenso que nosotros.

(Hay más tipos de amores... pero estos ya me valen.. )

Lo que parece unir todos estos tipos de amor es el deseo consciente o inconsciente hacia alguien o algo o la realización de sus objetivos.Algunos idiomas, como en el griego antiguo, distinguen entre los diferentes sentidos del amor mejor que el español. Por ejemplo, en griego antiguo existen las palabras filia, eros, agape y storge, las cuales significan amor entre amigos, amor romántico o sexual, amor incondicional y amor afectivo o familiar respectivamente. Sin embargo, tanto en griego como en muchos otros idiomas, históricamente ha resultado muy difícil separar los significados de estas palabras totalmente, por lo que es posible encontrar la palabra agape (amor incondicional) siendo utilizada con el mismo significado que eros (amor sexual o romántico).

sábado, septiembre 02, 2006

Ansiedad en los exámenes

Hoy empezaron los exámenes.. para ser más concretos, ayer. ¡Qué suerte! maldita ironía..

La ansiedad ante los exámenes, ¿Quién no la sufre? Para mi es algo más del ritual en época de exámenes, es algo que cuesta controlar llegados a este punto. Este estado consiste en una serie de reacciones emocionales negativas que algunos sentimos ante los exámenes. Este miedo, podríamos decir que no es un miedo irracional, no en vano la actuación en ellos, exámenes, determina gran parte de nuestro futuro académico. Aunque no desencadena un problema hasta que esta ansiedad al final se da en niveles tan elevados que interfiere seriamente en nuestra vida personal, y ahí si que estamos perdidos. Esta ansiedad ya se puede presentar en varios momentos a los largo de la época de exámenes, es decir, me explico, puede ser de manera “anticipatoria”, si el sentimiento de malestar se produce a la hora de estudiar o al pensar en qué pasará en el examen, o “situacional” si ésta acontece durante el propio examen. Yo ya creo que padezco de ambas. Todo esto es un horror.

Nadie me puede decir que se producto de imaginación, … sale fuera de lo normal. En la mayoría de las ocasiones que padecemos esta ansiedad existe un agente real que la activa. Este agente real, o podemos llamarlo también sentimiento, puede ser sencillamente una experiencia anterior de bloqueo en un examen, o de haber sido incapaz de recordar respuestas sabidas. Típicas sensaciones que podemos llegar a sentir todos, aunque nos afecta de diferente forma.

Por otro lado aunque hayamos estudiado como animales, y esa preparación para el examen haya sido la correcta, la ansiedad puede estar debida a pensamientos negativos o preocupaciones. Puede que estemos pensando en exámenes anteriores, en cómo otros compañeros están haciendo el examen o en las consecuencias negativas que prevés de hacer un mal examen. Aunque claro está, es evidente, toda esta ansiedad podría también ser debida a una falta de preparación para el examen, ¡lo cual no deja de ser una buena razón para estar preocupado! ¿Qué estoy haciendo mal? Porque sí puedo decir que “pierdo” mi tiempo delante de los libros, estudiándomelos, para… ¿qué? Sufrir un ataque de ansiedad, de paranoia transitoria, que después de los exámenes desaparece para volver a contraatacar en la siguiente convocatoria… en fin, en estos últimos casos, los errores radican en la distribución del tiempo, malos hábitos de estudio o un “atracón” de estudio la noche anterior pueden incrementar considerablemente la ansiedad.

¿Qué me ocurre? ¿Será que todo esto me pasa a mi nada más? Aprender cosas nuevas es algo gratificante tanto intelectualmente como moralmente, pero cuando la época de exámenes se convierte en un estrés continuo, y un sinvivir que hace que tengas poco apetito, que no puedas parar quieto en un lugar, que no consigas conciliar el sueño, mal humor, y aun así te sientes mal porque no eres capaz de afrontar un examen, el cual se te pone cuesta arriba solo con pensarlo… Esto no debe ser bueno, ni saludable tampoco…

¿Cuándo suprimirán esta época? ¡Jajaja, ilusa de mí!

jueves, agosto 31, 2006

Palabras

Truenos que no dejan de sonar, voces que no se callan, fuegos que siguen encendidos y lo estarán, siempre. Días que de largos se hacen eternos, horas que yo no sé contar, sistemas de los que no sé la solución, ecuaciones que olvidé, fórmulas que nunca aprendí a aplicar.

Espacios.. infinitos.. donde las palabras se me salen, y no cristalizan, y se perfilan como un cuadro de Dalí en el aire. Un paseo interminable que nunca he dado, un salto al vacío donde he avanzado con los ojos cerrados, truenos que siguen atronando las voces que permanecen encendidas toda la noche y se visten de largos días de versos como cálculos imposibles de resolver.

Guitarras que no cesan en mi cabeza, pasiones que se quedan a mitad, relojes que no cuentan los minutos, silencios que se escuchan masticándolos, besos que te envuelven las sensaciones a flor de piel. El tacto de una sábana pegada al cuerpo, sueños que te aceleran el corazón, palmas golpeando un cristal que no tiene la culpa de nada, abrazos donde morirías.

Frases inacabadas, miradas demasiado rápidas, ostias bien dadas, amor que ha transcendido la palabras, deseos que se quedan, brazos que son fuertes, la agitación continua de un alma, el silencio.. el silencio que no aparece, está y se va, la voz que resuena en tus oídos y es tan dulce como el amanecer más maravilloso del mundo. Olas que se baten en retirada, cantos que no surgen de la garganta, palabras que se quedan estancadas, orgasmos que rompen el firmamento, una eternidad mirando sus ojos.. truenos que aniquilan la razón y toman el corazón en un puño con las voces que se quedan en los deseos que no llegan y los cielos encendidos que los hacen.

Personas que corren, que no dejan de correr, que no se detienen por nada.. que pasan por delante de tí y no te conocen, que no les importa tu existencia, que no se preguntan, que no te escuchan, que no te hablan, que no saben nada de nada y siguen caminando, y luego andan, y luego siguen corriendo. Lluvia impasible en el cristal, luces que se escapan de las farolas, amantes que se quedan en la cama, sonrisas que vuelan hasta tí, trozos que se desprenden de algún vacío lleno de nada, caos que se estrellan entre sí, golpes que explotan de sangre, cristales que saltan quebrados, canciones que te hacen añicos el alma.

Palabras que brotan, y brotan, y brotan.. descontroladas, insaciables, que te estrujan y te saquean hasta la última gota del ser y luego se relamen. Palabras que te violan, que te atan a la pata de la cama y te extenuan, palabras que se vuelven truenos que se agitan dentro de tí y estallan, en un agujero negro de diez mil millones de kilómetros de profundidad y no se detienen.. Nunca se detienen.

miércoles, agosto 30, 2006

La vida

En la vida existen esos momentos, cuando extrañas mucho a una persona, que quisieras sacarla de tus sueños y abrazarla muy fuertemente.
No nos debemos guiar por el exterior, porque nos puede engañar. Deberíamos conocer siempre su interior. No debemos interesarnos por la riqueza, ésta se desvanecerá. Tenemos que buscar a alguien que nos contagie la sonrisa porque basta sólo una para que el día más triste se vuelva mejor.
Soñemos eso que queremos soñar, vayamos allí donde queremos ir. Busquemos ser eso que queremos ser, pero siempre con los pies en la tierra, porque la vida es una sola, aunque existe más de una sola posibilidad por si algo sale con algún tropiezo, de volver a reconquistar a esas personas que por cosas de la vida se pueden dañar.
Los afortunados no necesariamente tiene lo mejor de lo mejor, sólo buscan lo mejor de aquello que encuentran en su camino. El más espléndido futuro va a depender siempre de la fuerza y la lucha que se emplee en recuperar cosas que dejamos marchar sin haber dado oportunidad para rectificar errores que por inmadurez cometemos y a veces por cabezonerias y no escuchar consejos dados para que no demos nada por perdido sin antes haberlo vuelto a intentar.
Hay veces que no nos damos cuenta hasta que lo volvemos a retomar con sus rectificaciones por supuesto realizadas.

lunes, agosto 28, 2006

Perder el control

Es algo que no suele ocurrir con facilidad, se da en una situación extrema, y cuando llega.. no eres consciente de ella hasta después del impulso que se crea. Muchas situaciones pueden parecer pérdidas de control.. pero no más lejos de la realidad, son impulsos controlables, y por otro lado excusa fácil para resguardarnos de algo que no debería haber ocurrido..

Cuando sientes una pérdida total del control sobre tus actos, cuando es un impulso que te brota de dentro, que ni eres capaz de sostener tu cuerpo para que no ocurra, terminas sintiendo un arrepentimiento extremo, por muchas razones que te hayan llevado a no ser dueño de tus actos, por muchos motivos que pudieran haber causado esa situación. Solamente eres consciente de lo que ha ocurrido cuando después de esa momentánea locura, vuelves a ti, y percibes las consecuencias, a veces incluso despiertas en mitad de esa enajenación, pero demasiado tarde para parar el impulso causado.

¿Por qué se llegan a esos extremos? ¿Estaremos locos? ¿Quién puede contestarme? (…)

"Si alguna vez estás a punto de estallar, de perder el control, de herir a alguien con tus palabras, recuerda, aunque solo sea en un momento de lucidez que tu mereces ser el dueño de ti mismo.. corta en seco la furia desatada de tus pensamientos, realiza diez inspiraciones-expiraciones profundas, lentas, completas y todo cambiará en unos instantes dentro de ti, y fuera de ti, para tu bien" Bernabé Tierno.

domingo, agosto 27, 2006

No sé.. sin saber

¿Cómo juzgar, en un mundo donde se intenta sobrevivir a cualquier precio, a aquellas personas que deciden morir?

"Nadie puede juzgar".

Cada uno sabe la dimensión de su propio sufrimiento, o de la ausencia total de sentido en su vida.







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